“E vissero tutti feriti e contenti” di Ettore Zanca

Tra le tante letture estive questa rimane in assoluto la mia preferita. Ve la racconto attraverso la sinossi, una bellissima recensione e la mia personalissima opinione.

SINOSSI

Un padre e un figlio camminano insieme, mano nella mano. Davanti a loro, all’improvviso, appare un circo. Il direttore invita l’uomo e il bambino ad entrare, ma prima li avverte: non è un circo come tutti gli altri. Dentro il tendone, infatti, si consuma lo show della vita e dove le attrazioni sono i vizi e le virtù del genere umano. Seduti sulle poltrone, padre e figlio si ritrovano ad assistere a un susseguirsi di spettacoli che diventano storie e raccontano di equilibristi e giocolieri che si muovono tra lesioni e speranze. Dodici storie, un unico cammino. I due ne restano travolti, apprendono lezioni importanti, fino al sorprendente finale in cui i vari protagonisti dello spettacolo aiutano il padre, prossimo a compiere un gesto estremo, a ritrovare un filo perduto e forse malamente spezzato della sua esistenza. Ettore Zanca firma un caleidoscopio di suggestioni e di emozioni, ma soprattutto un viaggio appassionato nella vita, imperfetta come noi, a tratti spiazzante, altre volte commovente, ma che alla fine ti chiede soltanto di alzarti in piedi e di sorridere. Perché la speranza ha sempre un sorriso e va cercata nelle nostre singole sofferenze e preziose diversità.
RECENSIONE ILARIA GROSSI

Un padre tiene per mano il figlio ed entrano nel tendone di un circo.
Iniziano così una serie di racconti che ci proiettano nella vita dei protagonisti, i loro problemi, paure, ansie, una perenne lotta tra bene e male. Vite che hanno qualcosa da raccontare, da sottolineare, da evidenziare in questo giro di vita, dove tra una gioia e un amore, c’è un pitstop di dolore, la perdita di una persona cara, una felicità inaspettata.
Ci vuole coraggio a girare la ruota, quello che fa più paura è non avere la certezza di cosa accadrà domani, oggi sei felice, domani ti svegli piangendo e il giorno dopo ancora sei di nuovo felice.
“La vita eh?
Alle volte congeleremmo i momenti belli, tutti in freezer, per tirarli fuori quando l’ospite inaspettato si presenta, che sia Nostra signora della Paura, oppure Madame felicità, o sua Maestà Miseria Nera.
Ma non si può caro Signore. Per nostra natura i momenti belli li perdiamo perché sono fatti di sabbia”
Siamo tutti spettatori all’interno di un grande circo, possiamo scegliere di essere protagonisti, in che modo?
“Vivendo”, questo è il messaggio più bello e confortante tra le pieghe del libro, perché nonostante le ferite e i momenti no, vale sempre la pena di vivere anche quando la caduta ci sembra inevitabile. Cadere, rialzarsi, cadere, rialzarsi.
Il lettore si sente davvero all’interno di uno spettacolo, dove si susseguono storie su storie e alla fine ci si sente come un bambino che stanco dei visi tristi (ce ne sono tanti in giro), ha capito che il segreto è saper far sorridere “sempre”.
“Per far ridere bisogna conoscere anche un po’ di tristezza
E disse che la leggerezza del sorriso ha bisogno della profondità, come il mare per essere splendido ha bisogno dei suoi abissi
e alleggerire significa anche saper volare più in alto”
Lo stile di Ettore Zanca è potente e profondo, a tratti ironico ma così veritiero, ci coinvolge nelle sue riflessioni figlie di un epoca in cui si cerca di etichettare ogni cosa, anche il dolore e dove l’indifferenza ha un suo peso, dove si ha paura ad essere felici e dove è più semplice indossare maschere a seconda delle circostanze e delle occasioni della vita.
Buona lettura

MIA RECENSIONE

“Venghino, signori, venghino. Ammirate la bestia ma non avvicinatevi, vi colpirà con un graffio di realtà travestita da storia, vi mostrerà il suo cuore nero dove nascono fiori che strappa lei per prima, per donarveli. Se accettate, non teneteli in mano per troppo tempo, sono figli del suo animo, chiedono, pretendono attenzione. Non avvicinatevi, signori, se per voi sognare è un pericolo”
Quale è la più grande attrattiva per un bambino se non vedere dal vivo uno spettacolo circense insieme alla persona che più sa dargli coraggio? È così che me li immagino, padre e figlio, mano nella mano, assistere insieme alla giocoliera per antonomasia che è la vita, che tanto ti prende e altrettanto restituisce, sotto forme spesso diverse da quelle rubate ma non meno appaganti.
Nello spettacolo, che la voce narrante introduce, capitolo dopo capitolo, non ci sono belve reali ma personaggi che ci accompagnano, a volte con malinconia, altre con disarmante durezza, nel racconto della loro personale storia di vita quotidiana, intervallata da gioie e dolori, affanni per non cadere e stupore nel riscoprirsi, fino a farci capire che solo la forza di volontà, l’impegno, la speranza, l’empatia e l’ingegno possono dare il coraggio necessario per non arrendersi di fronte alle difficoltà, per andare oltre l’indifferenza, la presunzione, il pregiudizio e il dito puntato. Nel testo c’è tanto amore evidente e nascosto tra le righe, archiviato per paura, rubato per opportunismo,  “inquietudini che sembrano incudini”, ma il lieto fine arriva ed altro non è se non l’opportunità che ci si dà di avere di nuovo fiducia, continuando a vivere, con la leggerezza del sorriso, affinchè ogni ferita venga guarita.

Un libro che merita di essere letto e riletto.

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34 pensieri riguardo ““E vissero tutti feriti e contenti” di Ettore Zanca

  1. “… la speranza ha sempre un sorriso e va cercata nelle nostre singole sofferenze e preziose diversità”.
    Mi è piaciuta molto questa frase con cui l’autore chiude la sinossi relativa al suo libro, in cui si sviluppa questa metaforica analogia tra la vita (con le sue gioie ed i suoi dolori), e le attrazioni dello spettacolo circense.
    E mi sono piaciute molto anche entrambe le recensioni sul libro. Invitano ala lettura…

    Piace a 1 persona

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