L’asta

Ferruccio, detto “Il Baffo” per motivi che ben potete immaginare, si guardava allo specchio compiaciuto pensando a quanto ancora gli calzasse a pennello quel completo grigio fumo, il vestito della festa, l’unico rimasto del suo guardaroba di un tempo, che Tina, scrutandolo con attenzione con i suoi occhiali professionali, glielo ripeteva sempre che se poi indossava il Borsalino assomigliava a Bogart in Casablanca e lui ci credeva perché Tina era una donna pia che andava tutte le mattine in chiesa e non diceva mai bugie anche se Casablanca lui non sapeva esattamente cosa fosse, non aveva mai avuto il tempo di guardare la tv. Tina “La Sarta” la conoscevano tutti e in tanti le si rivolgevano per rifare l’orlo ad una gonna o per rammendare qualche giacca ed è così che aveva conosciuto Ferruccio che poi che nome strano pensò quando le tese la mano, ma pareva tutto strano in realtà, taciturno e guardingo, ma dopo poco tempo con lei era stato gentile, le aveva chiesto se poteva sistemargli un cappotto divenuto troppo largo per la sua esile figura e lei era stata felice di accontentarlo e a lui era tornato il sorriso e anche il caffè gli era piaciuto e così erano diventati amici, di quelli a cui poter raccontare le cose, l’amicizia che ti spinge a fidarti di una persona senza il timore di darle il potere di distruggerti. Il Baffo mise il cappello e si sentì meglio, erano giorni, trasformati poi in mesi, e successivamente in anni, che aspettava quel momento. Aveva cercato quel particolare orologio sin dal primo malaugurato istante in cui gli era stato pignorato insieme ai quadri e a tutti gli altri oggetti di valore che gli erano rimasti dopo il fallimento della sua ditta. Il pensiero gli procurava ancora un atavico dolore anche se Tina continuava a ripetergli che l’importante era la salute e che lui era sano e forte e che si sarebbe rialzato del tutto e così era stato, ma la notte, nei momenti più silenziosi, la mente vagava sfacciata e perversa nei meandri dei tempi felici, quando il lavoro andava a vele spiegate e gli permetteva di far vivere la sua famiglia in modo agiato, e, nello stesso tempo, di rendere serene le famiglie dei suoi operai, ma poi quel maledetto crack finanziario e le cambiali diaboliche con cui aveva firmato un patto con il diavolo lo avevano condotto alla rovina facendolo restare sul lastrico a un punto tale che la banca gli aveva portato via ogni bene senza che gli venisse data una qualche possibilità, a volte toccare il fondo non basta c’è chi te lo fa raschiare fino a non avere più unghie e, a malincuore, aveva dovuto chiudere l’azienda ed abbracciare ad uno ad uno i suoi dipendenti, la moglie, dal canto suo, se n’era andata gridandogli addosso un fallito che ancora gli bruciava sotto la pelle. Piano piano era riuscito a risollevarsi, ripartendo dagli inferi e con solo la sua forza di volontà a dargli il coraggio di alzarsi ogni mattina. In un giorno come tanti, ma con una fortuna diversa, aveva visto quell’annuncio e felice come non lo era da tempo si rese conto che l’attesa era finita. Finì di prepararsi, chiuse la porta e si diresse verso la macchina. Dopo un breve tragitto con la sua amata Panda grigia che, anche se malandata, non avrebbe cambiato neanche con uno di quei macchinoni che vedeva ogni giorno sfrecciargli davanti, si trovava ora seduto, brandendo la paletta come se fosse un’arma da difesa, nell’aula del tribunale dove sarebbe avvenuta l’ asta giudiziaria, finalmente era lì deciso a riprendersi quello che gli era stato tolto, quello che di più caro al  cuore aveva avuto nella sua esistenza, l’orologio di suo padre.

I soldi non erano più un problema, che si lì risparmiava, ma di più li donava come aveva fatto affinché il prete potesse acquistare dei giochi nuovi e più sicuri per i bambini dell’oratorio a cui Tina dava lezioni di catechismo, ma nessuno, neanche lei,  era al corrente di chi fosse il benefattore, al Baffo interessava solo vedere le persone felici.
Il banditore entrò nella stanza e al microfono disse: “Buon pomeriggio signori, oggi assisteremo alla vendita del lotto numero 436 che comprende pietre preziose, gioielli antichi e moderni e orologi delle più prestigiose marche”.
Ferruccio aspettò pazientemente il suo turno e fu pronto quando la sua vita venne messa in primo piano.
“Passiamo ora ad un orologio Rolex Gt Master Due in platino, la base d’asta è di 8,000 euro con rilancio di 150 euro. Vi ricordo che la clausola rimane la stessa ‘visto e piaciuto’. Bene, chi offre di più?”. Presto scoprì che non era l’unico interessato, ma non fu stupito perché l’oggetto era talmente raro che a tanti avrebbe fatto piacere portarsi a casa. Dopo una lunga trattativa riuscì ad aggiudicarsi il prezioso cimelio per la cifra di 15,000 euro.
Si recò successivamente nell’apposito ufficio per registrare i documenti, consegnò l’assegno circolare e, finalmente, potè ritirare la ricevuta e l’amato orologio. Quasi impazzì per la gioia e in quel momento avrebbe tanto voluto possedere un telefono, uno di quelli portatili che Tina glielo diceva sempre di comprare che gli sarebbe tornato utile, ecco se le avesse dato retta l’avrebbe chiamata subito per condividere la sua felicità che di cose brutte ne aveva ascoltate tante la sua preziosa amica. Si diresse a passo svelto verso l’uscita e tutto tronfio riprese la Panda e tornò a casa, per l’occasione accese anche la radio. Al suo rientro lo mise subito al polso e lo portò in giro per giorni raccontando a tutti di quanto fosse al settimo cielo e Tina sorrideva ad ogni suo sorriso. Un pomeriggio si accorse che una lancetta aveva smesso di girare, ma non si preoccupò più di tanto, in fondo l’oggetto era pregiato ed aveva tenuto in conto che ci sarebbero potute essere delle complicazioni meccaniche, così lo portò da un rivenditore autorizzato che, osservandolo con attenzione e con una fronte corrucciata, dopo pochi attimi lo mise al corrente che si trattava di un falso. Quel l’orologio che si mostrava a tutti a suo modo bello e unico era, in realtà, una truffa, uno specchietto per le allodole .
Ringrazió il commerciante trattenendo la mortificazione che stava iniziando a divorargli l’anima e sconsolato tornò a casa e dalla bocca non riuscì più a fare uscire nessuna parola.
Dopo pochi minuti si sentì bussare alla porta e Tina entrò senza fare troppo rumore, lei non era una che spostava l’aria quando passava, lei gliela lasciava per farlo respirare meglio.
Si sedette accanto a lui su quel sofà dai colori tenui su cui aveva appoggiato uno di quei centrini che tanto amava realizzare e restò in silenzio pensando che per cena gli avrebbe preparato quella zuppa che aveva visto in tv e che alla Parodi veniva così bene. Doveva ricordarsi solo di tostare un po’ di pane, come piaceva a lui, perchè lo stomaco andava sempre nutrito e poi si poteva pensare a tutto il resto.

 

 

50 pensieri riguardo “L’asta

  1. Eh, povero…
    Domanda, si può fare causa alla casa d’aste? E se poi fosse stato suo padre a lasciargli un falso? Ma… La Panda, di che anno? Perché mica tutte avevano la radio…
    Scherzi a parte, bel piccolo grande racconto.
    Ispirato da una storia reale?

    Piace a 1 persona

  2. “Lei non era una che spostava l’aria quando passava, lei gliela lasciava per farlo respirare meglio” che bella questa descrizione! 😀 peccato per l’orologio, ma gli oggetti so rompono… mentre le persone come Tina resistono di più al tempo 😁

    Piace a 2 people

  3. Bellissimo racconto!
    Piccolo accorgimento, gli assegni circolari non si firmano, per il resto mi sono sentito davvero coinvolto.
    Dato che il mondo delle Aste (QUELLE VERE) mi appartiene nella realta. 😉
    Molto molto bello il modo di scrivere e far correre le immagini.
    clap clap clap

    "Mi piace"

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...