Il pirata

Si sedette su di una panchina e prese in mano la lettera. La lesse per l’ennesima volta, ormai l’aveva imparata a memoria, ma a rileggerla, a distanza di dieci anni, le trasmetteva ancora le stesse emozioni.

“Cara Emme,
per prima cosa perdona la “forma”, è il primo foglio che ho trovato al lavoro…
Secondo, non incominciare con “non dovevi etc etc…”.
Terzo, grazie per essere così.
Non riesco ancora a definire come sei, so soltanto che hai avuto la capacità di accogliermi con dolcezza infinita dopo essermi introdotto nella tua vita con l’irruenza distruttiva di un tifone.
Niente ripagherà le tue confortanti parole e i tuoi sorrisi.
A volte si affida all’intrinseco significato dell’oggetto ciò che con le parole al momento non si riesce a descrivere, per timore, timidezza o semplice pudore.
Il suo valore si misura, non con il denaro, ma con il cuore.

Mi hai chiesto: “Perché?”

La colpa, o il merito, del mio interesse è soltanto tuo. Della tua voce, di quello che dici e di come lo dici.

Non c’è apparenza che inganni. Non ho conosciuto l’involucro, ma la tua essenza, e questa mi piace.
Tienilo con te affinché io non debba mancarti mai.”

Si toccò la catenina, con il ciondolo a forma di cuore, che portava al collo e un sorriso le si dipinse sul viso.
No, non avrebbe mai potuto dimenticarlo. Non solo perché, accidentalmente, aveva investito suo padre, ma per il suo esserci stato tutti i giorni in ospedale, per non essere scappato, per aver fatto ciò che lei, a distanza, non aveva potuto fare.

Si alzò dalla panchina e si strinse in un abbraccio, l’aria era cambiata in quella fine di settembre e, nel mentre, sorrideva al pensiero che, di li a pochi giorni, lui le avrebbe fatto gli auguri per il compleanno. Lei avrebbe ricambiato a Natale, nell’unico modo che sapeva fare per alleggerire la colpa che lui continuava a sentirsi addosso, nonostante il tempo passato: “Investito qualcuno quest’anno?”. Lui ne avrebbe riso e la vita sarebbe andata avanti fino alla ricorrenza successiva.

Un modo tutto loro per non perdersi, senza essersi incontrati mai.

85 pensieri riguardo “Il pirata

  1. Pensavo, prima di leggere i commenti, che fosse un tuo racconto.
    Questo tuo scritto, genera speranza.
    Non tutte le persone hanno il cuore piccolo.
    No.
    Grazie al Cielo, c’è ancora chi “ soffre “ per l’altro.
    La dolcezza aleggia tra le tue righe, come musica soave.
    ❤️

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  2. L’intuito mi diceva che era tutto vero,anche se,perdonare un incidente simile mi sembrava troppo.
    In fondo…pensandoci,poteva andare peggio,con il pentimento e la comprensione,si è potuto salvato il meglio di ognuno.
    Sei stata come sempre…limpida e chiara❤
    Ti abbraccio tantissimo 😘😘
    Ma,dimmi un po…il tuo compleanno non era in questi giorni,Mi sfugge la data😍

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  3. Anch’io fui investita sulle strisce mentre portavo all’asilo mia figlia. Un bel volo, credevano fossi morta. Sono ancora qua. Il mio investitore venne a trovarmi portandomi un mazzo di fiori e scusandosi per non avermi vista. Lo vidi solo allora, mi fece piacere la sua visita. Grazie per il tuo racconto molto piacevole nella lettura. Sempre di cuore la mia Cuore. Un abbraccio. Isabella

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  4. A distanza di tempo lo rileggo piacevolmente, questa volta soffermandomi più sui commenti per carpirne i legami fra la realtà dei fatti e quelli armonizzati per necessità di narrazione. All’inizio pensavo fosse un dialogo immaginario fra te e qualcuno ed un pirata che non hai mai conosciuto, al fine ultimo di dare un volto a colui che ti ha provocato danno e che in maniera positiva hai cercato di attribuirgli uno sconto di colpa, un legame amichevole e leggero che si sarebbe potuto creato se solo si fosse fermato a prestare soccorso. In realtà e fortunatamente, riguarda una storia che indirettamente ti ha colpito e che mostra la vera umanità dell’essere umano.
    Questo ha dato conferme sul pensiero di riabilitazione di chi, per distrazione o per volontà, ha procurato un danno fisico. Non è il carcere o la pena certa a fare giustizia, ma la capacità di mitigare il danno recato attraverso l’instaurazione di un dialogo e un rapporto interpersonale fra la cagionevole condizione clinica e fisica che può provocare un’azione mal pensata. In questo caso, fortunatamente ha prevalso il buon cuore del pirata e la comprensione della sua vittima che ironicamente si scambiano frecciatine piacevoli, non avvelenate.

    P.S.: il fatto che tu sia una bilancina, risponde a tutti i miei quesiti su di te. 🙂

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      1. Una bilancia è equilibrata nel raccontare i fatti, addolcendoli nelle spigolose verità, permettendo che si trasmetta un messaggio escludendo qualsiasi pregiudizio. I bilancini sono sempre alla ricerca dell’armonia e della sincerità, pesando colpe e discolpe trovando sempre una vera giustificazione agli atti compiuti e subiti, per migliorare e rinnovare un’immagine, un’idea.
        Non traspariva rancore e questo mi ha fatto capire il tuo equilibrio. Lo hai chiamato pirata ma non hai aggiunto “gentile” proprio per evitare che si svelasse prima il significato del discorso e permettere a tutti di snocciolare i fatti senza pregiudizi. Ma di fondo il termine pirata è anche dispregiativo, perché ha tolto qualcosa, ha rubato con spavalderia, ma nel pentimento ha cercato pure di ripagare il danno con la sua presenza, ma non migliorando se stesso.
        Vi è la presenza dell’eroe e dell’antieroe che coesistono uniti nel senso di colpa per il pirata e la frecciatina simpatica della vittima evidenziando la sua indole a combinare guai.

        Cosa intendi per attacchi di panico “da distacco”?
        Forse una sorta di risposta alla paura di dover allontanare quella figura un po’ ambigua, carnefice/salvatore che nella tua vita ha ricoperto per un certo periodo?
        Oppure la paura che tutto questo ti possa rendere insensibile alla colpa di chi arreca danno altrui, una non accettazione all’assuefazione di cattive camuffate da buone azioni che dilaga nella decadenza contemporaneità?

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        1. Sai, allontanarsi è prendersi una pausa che è ben diverso dal prendere le distanze. Ci possono essere occasioni che si concedono a queste persone per invitarle a tornare, alcuni le colgono, altre si fanno trascinare dagli eventi lasciando nel passato i tempi che furono.
          Il tuo corpo reagisce con sofferenza fisica a questo allontanamento, perché non ha ricevuto una spiegazione logica da chi decide di lasciarti andare. Accogli questi momenti con dei riti, con qualcosa che ti renda protagonista e non spettatrice di quella scena di distanza che percepisci. Coccolati con qualcosa che ti piace e quando capita, sperimenta ogni tipo di frivolezza. Scegli un film che ti ispira e se non funziona alla prossima crisi, distraiti con un altro, fino a che questo rito di auto-sofferenza indotta si trasformi in uno spunto di crescita interiore. Altrimenti prendi coraggio e chiedi il perché di quella distanza interposta fra te e la causa del tuo male. Se non riceverai risposta almeno ci avrai provato e il tuo corpo non sentirà passivamente il peso dell’altrui leggerezza.

          Non sono psicologo, anche se amo osservare le dinamiche di comportamento umane ed “interferire” positivamente quando qualcosa diventa motivo di fraintendimento o di sofferenza. Preferisco l’animo femminile, vivendo ovviamente nel luogo comune.

          Il tuo giorno di nascita corrisponde ad un numero primo, divisibile per se stesso e per 1. Ottobre corrisponde a due volte il tuo giorno di nascita, divisibile per due e per cinque, due numeri primi.
          Ti confido un segreto: il 5 è il mio numero preferito! 😉

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        2. Grazie… l’allontanamento lo vedo sempre come colpa mia.
          Mio papà è stato investito mentre si recava a prendere una cosa per me. Così, quando una persona si allontana, anche in malo modo e dovrei esserne felice, la mia mente smette di funzionare.
          Proverò a fare come dici tu.

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        3. Lo immaginavo che associassi una fuga ad una tua colpa, per questo non ho dato molto peso a questo collegamento.
          Pensa che questo incidente, di cui tu non sei né causa e né effetto, sia stato un modo di incontrare e conoscere un aspetto insolito di un pirata. Hai conosciuto la parte buona di lui che non ha più necessità di continuare a camminare con te, nella tua vita. Il momento in cui erano protagonisti, tuo padre e il pirata, è finito e i rapporti diventano più radi e forse cadenzati da una ricorrenza per ricordare piacevolmente i tempi di sofferenza.
          Grazie a te semmai! 🙂
          Provare non costa nulla, è un modo per conoscere se stessi e trovare poi la “cura” adatta alle nostre pene, senza componenti chimici o frasi di circostanza che renderebbero la nostra guarigione una processione emotiva fra il tempo e la ragione escludendo ogni piccola emozione di conquista.
          E se il film non funziona, scrivi, cucina (ho letto che hai tentato di fare una torta) che è sempre stato il modo migliore per curare se stessi.
          Tienimi aggiornato! 😉

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