La percezione che ho di te

La giornata sembra una di quelle normali, sveglia presto, lavoro, palestra, studio, eppure…

La sento sulla pelle la tua presenza. La sento anche quando non ci sei, quando sei dentro nei pensieri più bui. La sento nelle parole degli altri, nel traffico delle 20 in tangenziale. La sento nelle canzoni che passano alla radio, nel frastuono implacabile del vento. La sento e la vorrei trattenere, ma poi mi rendo conto che non ce n’è bisogno, non si sposta, non se ne va neanche quando dovrebbe, neanche quando potrebbe, neanche quando tutto intorno c’è altro a cui pensare.

Ti sento indifferente, distratto, incompiuto, rassegnato. Ti sento sfuggente, struggente, deluso, fintamente sfrontato. Ti sento arrancare, deviare, cercare di smorzare. Ti sento in quello che non dici, in quello che non fai, in quello che vorresti ma non puoi, in quello che ripete che va tutto bene.

Sento la stanchezza, la delusione, la voglia, la mancanza, la paura.

La sento, ti sento, sento, e ci sono momenti in cui vorrei solo non sentire, non provare, non guardare.

Ho bisogno d’aria, esco, chiudo gli occhi e lascio che il sole mi scaldi il viso. Lo sento e ti sento. Sorrido. È condanna, è dipendenza, è un processo senza sentenza. Ti sento e nulla più importa, sei ossigeno, sei vita.

Da sentire.

 

134 pensieri riguardo “La percezione che ho di te

      1. Perché è molto intimo..ok, entro in punta di piedi dicendo che si sente chi ama di più (c’è sempre chi ama di più), che si sente la parte bella e quella brutta e si sente che ne vale la pena, nel vero senso del termine.
        Le affermazioni su di lui sono molto forti…e le sento negative, per la parte che hai descritto, ovviamente.
        Ma penso tu abbia volutamente descritto quella parte, piuttosto che dar spazio al lato positivo❤

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        1. “…si sente chi ama di più (c’è sempre chi ama di più)”
          Ho voluto sottolineare questo passaggio perché mi ha colpito. Prescindendo dalla matrice originaria di questa considerazione, riportata dai pensieri scritti su questo post, vi è un concetto di fondo che bisognerebbe quanto meno approfondire, ossia la misura che si dà ad un amore.
          Perché quantificare un sentimento?
          In un rapporto più o meno affermato (coppia dichiarata o innamorati sconosciuti), si tende sempre a misurare l’impegno profuso con un sistema quantitativa articolata che stima la grandezza di un sentimento legato più alla sofferenza nel non ricevere un corrispettivo e positivo amore che alla reale genuinità dei sentimenti e i relativi benefici.
          La risposta è: “Se fai qualcosa è perché lo vuoi e lo senti di fare!”

          Credo invece che in questo processo di “stima” (che termine negativo se accostato ad una sfera emotiva) bisognerebbe quantificare forse la sensibilità di un’anima nel percepire le asperità di un sentimento e non il sentimento stesso.
          Se sei una persona sensibile e/o attenta, noterai più aspetti di un gesto e di un comportamento e quindi maggiori capacità di discernimento. Tutto cade quando si innesta nel processo la propria bassa autostima. Dunque è plausibile una maggiore sofferenza.

          Dovremmo imparare più a gestire le sensazione e a darne un valido peso, Amore è un sentimento, paura è un altro. Dalla mescolanza fra questi due elementi eterogenei nasce l’amore attuale quello di chi prova sofferenza nel compiere un gesto e quello che in quel gesto vede solo l’atto in se.

          Diceva un filosofo orientale: “Se non sei egoista non sarai altruista”. Rimando alle sue letture per comprendere meglio il paradosso.

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        2. Buongiorno! Grazie per il tuo scritto.
          Partendo dal fondo, sono d’accordo assolutamente. Quando mi dicono ‘che brava che sei’ ecc ecc (volontariato con i bambini, per capirci bene), rispondo appunto con tale paradosso. Ma che brava?! Lo sento, lo faccio per me, è a me che piacciono i bambini, non ci vuole niente. Egoismo/altruismo = scambio.
          C’è sempre chi ama di più, vero….e si ama per amare, si ama perché si ama e basta.
          Il passaggio dalle aspettative al resto è evoluzione e maturazione, ma anche sano distacco e sano egoismo, per tornare all’inizio del discorso.
          Vado a rileggere il tuo pezzo.
          Il mio commento e il tuo post risalgono a tempo fa e non ho più presente i concetti.
          Grazie!

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        3. Grazie a te per la risposta e perdona il mio eloquente intervento fuori tempo.
          Il fatto che tu abbia a che fare con i bambini significa che possiedi molta pazienza e fantasia. I commenti che spesso ti associano per l’opera che compi è semplicemente un elogio a qualcosa che manca nelle vite di chi esterna il complimento.
          Sull’amare di più o di meno la vedo, come ti ho scritto, diversamente perché si da una carica emotiva diversa, una piccola aspettativa di gratificazione anche se non riconosciuta.
          Ad ogni modo mi piace sempre instaurare un dialogo per capire la natura da cui provengono i sentimenti in una persona.
          Grazie a te!

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        4. Ciao! Ho riletto il post di Cuore, il mio commento e il tuo.
          Grazie!
          Adesso ho ripreso il filo ed è un po’ più chiaro…
          ” I commenti che spesso ti associano per l’opera che compi è semplicemente un elogio a qualcosa che manca nelle vite di chi esterna il complimento”: sicuramente. Lo comprendo.
          La mia storia con i bambini è sicuramente la mia missione qui. Avremo modo di lparlarne😊
          Amare di più o di meno …. non mi sono espressa bene al riguardo: effettivamente non è una questione di quantità, ma di qualità, anche se capisco il tuo diverso punto di vista e naturalmente lo accetto perché anche a me piacciono dialogo e aperture mentali. L ‘ evoluzione mi sta a cuore. E , diciamo, … ” a testa ”😀

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        5. Grazie per aver dedicato il tempo a rileggerlo, è da pochi, ma se segui Cuore significa che siete sulla stessa lunghezza d’onda.
          Ecco, se inserisci nel discorso la qualità di un sentimento ossia la sua genuinità, spontaneità, mi trovo d’accordo con te. 🙂

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  1. È difficile commentare qui Cuoreruotante: sentire una persona è viverla a volte più intensamente.
    Trovarla ovunque, comunque e dovunque.
    Pensieri e adrenaline, presenze inossidabili. Tossiche delusioni.
    Servono, ci fanno sentire vivi.
    Perché dietro ogni sentire c’è un vissuto.
    Se e quando finirà, lo saprai da te

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  2. “Ti sento
    La musica si muove appena
    Ma è un mondo che mi scoppia dentro
    Ti sento”
    (Ti sento – Matia Bazar)

    “Ti sento nell’aria che è cambiata
    Che anticipa l’estate
    E che mi strina un po’
    Io ti sento passarmi nella schiena
    La vita non è in rima
    Per quello che ne so
    Ti sento nel mezzo di una strofa”
    (Ti sento – Ligabue)

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  3. Quell’ossessione”del continuo sentire” e il propulsore che ti spinge ad andare risoluta dritta verso i tuoi obbiettivi…come il tuo pensare in negativo aumenta la forza al reagire alle avversità senza farsi abbattere.
    “Sentire”come il battito del cuore,che vive solo…di emozioni vere.
    Vuoi solo vivere…pienamente❤
    Ogni tua parola grida alla vita…la tua parte,La tua giusta parte.
    E bello gridarlo a fra voce❤
    Felice domenica cuore!😘

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    1. Ho letto il tuo commento almeno tre volte, è tutto molto bello, non pensavo di avere scritto così tante cose belle! Grazie per avermi fatto conoscere altre parti di me❤️ La parte giusta… ed è vero che le quello che mi accade di negativo mi spinge, paradossalmente, ad andare avanti, come ho fatto in tutti questi anni…
      Un abbraccio cara, buona domenica a te 😘

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      1. Nessuno mi ha regalato niente nella vita,per ogni cosa ho combattuto una mia battaglia a volte doppiamente perché non ho mai usato la furbizia,ma… solo e sempre la mia onestà nell’essere quella che sono,senza mai farmi trasportare dalle brutture della vita.
        Ciao cuore bello❤
        Non ti arrendere mai,fai sempre vedere chi sei…

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        1. Lo so! Ne ho pagato il prezzo,però sapessi certe soddisfazioni con certi tipi arroganti solo perché sono pieni di soldi…Non sudati.
          Certo che se tornassi indietro qualcosa di più la prenderei,non quando per la mia vecchiaia,ma…per i miei figli,troppa onestà non viene creduta.
          Adesso prendo ciò che mi spetta..senza sconti,la salute costa cara.
          Oggi non ti puoi permettere più ciò che si poteva fare prima,questa è un altra vita.
          Si ricomincia ogni giorno sempre diversi adeguandosi senza farsi troppo fregare da chicchessia,sempre pronti a farsi rispettare,questa è la base,poi è un altra storia,e tocca a noi farla.
          Giocoforza dobbiamo far vedere che esistiamo.
          Ti abbraccio tantissimo con affetto🌷

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  4. Sentirlo e sentirsi. Sentirlo è sentirsi. Vivi. Si paga in battiti e farfalle (nella pancia), ma quanta vividezza quando si aprono gli occhi? O, forse, sono colori che si vedono al buio, quando si continua a sentire nel sogno…
    Bonjour, ma belle:*

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    1. Sono riflessioni che ho fatto e assemblato ad occhi aperti… è un pezzo che ho scritto “nel tempo” a cui, stranamente, mancano proprio le farfalle… Sarà per via dell’età 🙂
      Grazie Miss, un abbraccio😘

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  5. Come al solito ti ritrovo nella bellezza della scrittura. Una parte molto intima. Sentire spesso corrisponde all’amare, nelle sue più infinite accezioni. Anche quando poi fa male. Avrei voluto non commentare, era già perfetto così. 😊

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        1. Sarà che sono romantiQuo!! 😂😂😂
          Ma credo che raccontare un sentimento così intimo, sia di per sé, già sintomo di estrema bellezza.

          Una versione più tua, sarebbe troppo edulcorata. Quindi inefficace. Per arrivare a tutti devi essere più cattiva. Più me!! 😂😂😂 😇

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    1. Cara Dina, come posso ringraziarti? Ho chiuso il blog per un’ora e nessuno se ne è accorto o, quantomeno, ha fatto domanda per entrarci. Tranne te. Dolce, immensa Dina. Mi hai aperto il cuore.
      Sentire è vivere e, hai ragione, ne vale la pena.
      Grazie ❤️

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      1. Nutro profonda stima per te.
        Non vorrei perderti per nulla al mondo.
        Io da te, imparo sempre.
        Io amo le persone che con umiltà, rispetto e coraggio affrontano la vita.
        Grazie cuore. Per me hai sempre belle parole.
        Mi entrano dentro.
        ❤️

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  6. “sentire” che verbo importante… Sembra che più spesso si senta la sofferenza, il vuoto, il dolore, la “mancanza” piuttosto che il “pieno di amore”. Mi domando perché. Forse perché risuona più profondamente un “vuoto” che un “pieno”….?
    Un abbraccio pieno a te!

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  7. La presenza/assenza è uno schiaffo continuo sul viso ed un macigno nel cuore. L’unica arma è il sorriso ed il dialogo, entrambi difficilissimi in queste circostanze. ❤

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  8. Sentire l’altro è essere in sintonia,navigare anche tra marosi, la stessa lunghezza d’onda. E’ superare quella parte che non ha per noi fascino , andare oltre .Questo è il bello del ”sentire” per poter anche apprezzare in fondo . E quando si arriva a” sentire ” l’altro è perché si ama. Ciao Cuore. Pezzo bellissimo. Isabella

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  9. Mi piace questa tua esternazione silenziosa, ma “sento” in realtà una tua rassegnazione nel percepire tutto ciò. Subisci e sai che non puoi fare altro se non tenere tutto dentro. Ammutolisci e continui nella tua quotidianità che ti riporta sempre verso quel pensiero fisso.

    P.S.: Nell’immagine che hai inserito, ho trovato affinità con la fotografia protagonista di un altro post Kintsugi. Cambiano gli orpelli (si passa da due fedi e un copri-fede o ferma fede, ad un anello con pietra incastonata) ma le mani sono quelle o sbaglio?
    P.S.S.: Personalmente preferisco la veretta al dito di una donna! 😉

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      1. Adesso “devi” scrivermi di questa tua raccolta.
        Scrivimi dell’emozioni che hai infuso, delle esperienze che hai vissuto e di tutto quello che per te rappresenta quella raccolta.
        Scrivimi di questa rassegnazione e della sensazione di vivacità che per te è importante.

        Le mani sono molto importanti, rivelano tanti aspetti di una persona e sono come i ricordi, possono cambiare i colori, le rotondità ma chi le rappresenta rimarrà sempre visibile agli occhi di chi sa guardare. 🙂

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        1. Touché!
          Almeno ci ho provato a scalare quei muri che interponi fra te e te! 🙂
          Scrivimi di quello che posso leggere allora. Di ciò che puoi divulgare senza entrare nell’intimo della tua persona. Alla fine non posso farti del male, io non esisto! 🙂

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        2. “Cogito ergo sum” scriveva Cartesio, aggiungerei Se scrivo, penso, e se penso esisto.
          La tua frase, “Le mie parole se le porterebbe via il vento…” ricordano uno spezzone del brano “Ho scritto t’amo sulla sabbia” dei Franco IV Franco I.
          Tralasciando il significato sentimentale che ha questa canzone, vorrei estrapolarne solo un pezzettino per risponderti perché “Ho perso le parole”:
          “l’ho scritto poi nel mio cuor ed è restato lì…”
          Le tue parole non andrebbero via con il vento che passa ma resteranno scritte nel cuore di chi le legge. 🙂

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  10. Dunque, mi hai scritto “Se non esisti perché scrivere?” in risposta alla mia affermazione: “Alla fine non posso farti del male, io non esisto”. A sua volta riferito al fatto che mi farebbe piacere che tu scrivessi di ciò che posso leggere poiché intimo e personale, senza intaccare la tua discrezione. 🙂

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